20.7.12

Chi c'è in Toolbox? Federico , programmatore


Federico Fissore fa il programmatore ed ha la rara qualità di rendere accessibile con le sue spiegazioni una materia considerata spesso, e a torto, roba da fanatici monomaniaci ossessivi. Poi parli con Federico e scopri che "programmare significa prima di tutto strutturare un problema perché possa essere risolto da un computer" come ci ha spiegato durante qusta intervista. Definizione che cancella l'immagine del compilatore alienato e anonimo e la sostituisce con quella di un esploratore. "A volte si prende una strada che non porta da nessuna parte e si è costretti a tornare indietro. Ma magari lungo la strada si scopre qualcosa che tornerà utile in un secondo momento, una volta imboccata la direzione giusta. Un po' come in Zelda." Niente male per rompere il ghiaccio iniziale.

"Sono in Toolbox da tre mesi. L'ho conosciuto tramite il tweet di un amico che segnalava il lancio di Launchpad. Avevo scoperto da poco cos'erano i coworking ma da una veloce ricerca su internet gli spazi di coworking in Italia sembravano piccoli, con costi abbastanza elevati e orari di apertura da ufficio classico. 
"Sono stato un dei primi a provare le postazioni flessibili del Launchpad, poi in un secondo momento sono passato al coworking perché personalmente non trovavo molto comodo non avere un posto dove riporre materiali che non volevo lasciare sul tavolo comune (problema risolto in seguito con l'aggiunta di armadietti ad hoc)."

Il rumore, o meglio la sua mancanza, è l'elemento che ha conquistato Federico: "Del coworking adoro la mancanza di rumore: c'è un approccio bibliotecario, si parla ma a bassa voce perché non si vogliono disturbare gli altri. Il risultato è un rumore di sottofondo perfetto per favorire la concentrazione. Venivo da una situazione di open space aziendale, tre tavoloni, otto persone per tavolo, e il livello costante di rumore era un problema tale che per concentrarmi avevo preso l'abitudine di ascoltare musica trance. Arrivato in Toolbox in un primo momento ho fatto lo stesso, poi mi sono accorto che non avevo più bisogno della musica trance per concentrarmi: il silenzio del coworking era più che sufficiente."

"A casa, da solo, mi distraevo molto di più: con la scusa di rilassarmi un attimo, mi facevo la moka, facevo finta di pensare davanti al caffè, e poi mi ritrovavo al punto di partenza con meno tempo a disposizione. Qui sono molto più produttivo. E in più c'è la spinta giusta per sfuggire alla mia timidezza cronica e fare networking, come con Riccardo di Kairos 3D, con cui si parla sempre e molto volentieri di tecnologia."

"Una definizione per spiegare il coworking a chi non sa cos'è? A me piace la definizione che ho letto sul sito dello spazio di coworking Ahoy di Berlino: a place for like-minded people."

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Federico Fissore
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