Sono un traduttore freelance, traduco dall'italiano all'inglese, e lavoro soprattutto nel settore finanziario e legale. Ho cominciato a fare questo lavoro da quando mi sono trasferito in Italia otto anni fa. Sono cresciuto in Inghilterra e all'università ho conosciuto mia moglie: studiavamo entrambi Gestione della Biodiversità. Poi lei ha avuto l'occasione di fare un dottorato. Ha fatto delle ricerche su una specie di rane in via di estinzione. Una volta finito il percorso universitario siamo venuti in Italia".
E qui in Italia ecologia ha fatto rima con economia? "Io vengo da un background finanziario. Insieme abbiamo provato a lavorare sulla parte economico-finanziaria della gestione naturalistica. Ma il progetto non è decollato e io ho iniziato un po' per caso a fare traduzione dall'italiano all'inglese. Quando ho cominciato non parlavo nemmeno l'italiano. Quando non capivo, mi spiegava mia moglie. E in questo modo abbiamo lavorato insieme per quattro-cinque anni".
"Lavoravamo insieme da casa. Ad un certo punto lei si è spostata a lavorare fuori casa e io ho continuato a lavorare dalla nostra abitazione con agenzie e un paio di clienti. Poi ho iniziato a lavorare nella sede di un cliente diretto, Fiat, ovviamente specializzato in corporate communication come bilanci, relazioni agli investitori e simili. Lì ho visto quello che mi mancava: il rapporto con l'altra gente, il chiacchierare, il confrontarsi".
"Poi un'amica di mia moglie mi ha parlato di Toolbox. Sono venuto a vedere di che si trattava e mi è piaciuto il design, la struttura. Quello che mi ha colpito è l'ambiente professionale e moderno. Se fosse stato come in alcuni coworking, tutti lì stretti, stretti con il loro piccolo laptop, non sarei mai venuto. A me piace il fatto di avere la mia postazione fissa e poter godere allo stesso tempo degli elementi tipici della casa, come la cucina e la sala. Il tipo classico di coworking, quello un po' troppo confusionario in certe situazioni, non va bene per i miei lavori. Al momento ho due postazioni, una qui e una a casa, dove il silenzio è assoluto e posso lavorare bene. Non avrei mai potuto lavorare in un coworking tradizionale anche perché ho bisogno di una postazione fissa".
"Un'altra cosa che mi affascina moltissimo sono i "vicini" di Toolbox: il Fablab. La stampa digitale è come il digitale 20 anni fa. Questa nuova frontiera è stimolante e così ho pattuito un accordo con il Fablab: conversazioni in inglese in cambio di approfondimenti sul mondo della fabbricazione digitale. Un'altra collaborazione si è instaurata con il mio compagno di scrivania, Luca Cipriani: lui mi installa Linux e io gli parlo in inglese".
"Cos'è il coworking? Innanzitutto è avere un bell'ufficio, circondato da colleghi interessanti. Nelle grandi aziende sei condizionato dalle office politics, qui sei circondato da persone davvero motivate".
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Dominic Currie
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