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24.1.13

Il futuro del lavoro: self-branding, imprenditività e iperconnettività

Gennaio è il momento dell'anno in cui si fanno bilanci e si definiscono obiettivi, do's and dont's per tutto l'anno. 

A questo proposito ci fa piacere segnalare un articolo comparso qualche giorno fa sul blog dell'Harvard Business Review di Tomas Chamorro-Premuzic, docente di Business Psychology allo University College di Londra (UCL) e Visiting Professor alla New York University che suggerisce tre parole chiave.

Premesso che le certezze di una volta sono, appunto, di una volta e che il mondo del lavoro è attraversato da mutamenti profondissimi che non sappiamo che forma prenderanno nel futuro, semmai ne prendano una, Tomas Chamorro-Premuzic afferma che la differenza in ambito lavorativo la fa sempre più chi riesce a distinguersi e a farsi distinguere dal rumore di fondo nel quale siamo immersi ventiquattr'ore su ventiquattro e per riuscirci occorre eccellere in tre aree: self-branding, imprenditività e iperconnettività.

Self-branding
O ci rendiamo immediatamente riconoscibili o, a parità di talento, qualcun altro più riconoscibile di noi sarà scelto al posto nostro. Attenzione ai fraintendimenti però: qui non si tratta di puntare tutto sulla facciata ma di non pensare che bastino talento, titoli,  e curriculum a fare la differenza: in un mondo rumoroso e affollato come il nostro, è la capacità di attrarre l'attenzione che può fare la differenza.

Imprenditività
In un universo in cui le vecchie certezze non funzionano più, chi possiede un approccio creativo al lavoro, chi sa immaginare strade nuove ed ha la capacità e il coraggio di tracciarle viene premiato a scapito di chi non vede altro che il presente. Detto con brutalità: se non ci metti intraprendenza e creatività, il tuo lavoro diventa  anonimo e quindi sostituibile.

Iperconnettività
Siamo tutti immersi in un mare sempre più vasto di like, commenti, pin e tweet e accreditarsi come nodi attendibili, come quelli che selezionano informazioni interessanti e pertinenti significa ritagliarsi lo stesso ruolo rassicurante e imprescindibile dei fari per la navigazione. L'obiettivo in questo caso è diventare dei nodi significativi, qualcuno il cui parere merita attenzione, qualcuno da cui prendere in prestito punti di vista e opinioni, quello a cui chiedere quando non sai cosa fare.

Che la si pensi così o in maniera diametralmente opposta, l'articolo di Tomas Chamorro-Premuzic merita una lettura così la discussione che ne è seguita giunta a quasi 90 commenti.

10.2.11

Chi inventa, vince.


Sul sito del Sole 24 Ore è comparso qualche giorno fa un'intervista a Jeff Bezos, fondatore di Amazon, dedicata all'importanza della creatività per il successo di un'azienda. Ovviamente Bezos prende a esempio la sua azienda e il modo in cui negli anni sono riusciti a coltivare una cultura aziendale da "esploratori, liberi dalla paura di sbagliare, pazienti quanto basta per coltivare innovazioni orientate al lungo termine, coordinati dalla missione di migliorare la vita dei consumatori" ma le sue riflessioni dovrebbero ispirare tanti imprenditori, soprattutto quelli impegnati nell'avvio di una start-up chiamati quasi ogni giorni a prendere decisioni apparentemente futili eppure in grado di seminare una cultura aziendale rivolta all'innovazione o una troppo timorosa e desiderosa di non allontanarsi dagli itinerari già battuti. E pertanto condannata a una sconfitta. Continua Bezos, «Chi non fa esperimenti e non rischia non avrà vita lunga, nei settori innovativi. Le aziende troppo orientate alla gestione e alle procedure sono in difficoltà: puoi codificare tutti i modi per dire "no", ma non puoi istituzionalizzare il coraggio per dire "sì"». 
Difficile davvero non essere d'accordo.